
Se ne parla da tempo, da qualche decennio addirittura: Catania merita di avere un Museo civico dedicato all'arte contemporanea?
In Sicilia musei di questo genere ci sono ad Alcamo, Bagheria, Erice, Palermo, Trapani e ovviamente Gibellina ora impegnata in un percorso che le ha assegnato il ruolo di Capitale dell'arte contemporanea italiana per il 2026.
A dire il vero anche Catania ha il MACS, spazio ricavato nella Badia Piccola del Monastero di San Benedetto e poi c'è il Palazzo della Cultura periodicamente affittato ad impresari in cerca di sbigliettamento o a politici in cerca di visibilità.
Poca cosa la programmazione del primo, da circo quella del secondo.
Solo il RISO di Palermo e il MAC di Gibellina provano ad avvicinarsi alle migliori istituzioni diffuse nella Penisola o all'estero. Fa corsa a sé il Museo civico di Castelbuono che non ha un indirizzo unicamente rivolto all'arte contemporanea.
Ma andiamo con ordine.
Perché un'istituzione culturale pubblica (non religiosa) possa essere considerata dignitosamente tale deve possedere almeno due caratteristiche: custodire una o più collezioni (le collezioni si ereditano o si costruiscono col tempo) ed essere diretta da un team competente che la gestisce in autonomia.
In autonomia significa che deve essere stato scelto sulla base di competenze comprovate, non all'amichettismo politico di assessori o sindaci bramosi di inaugurazioni con foto ricordo.
In autonomia significa che non divenga preda di interessi commerciali: i galleristi facciano il loro lavoro che è assolutamente giusto e indispensabile (chi produce arte ha bisogno di sostegno economico come chiunque altro) ma lo facciano nelle loro gallerie.
In autonomia significa che non possono essere collezionisti privati o mecenati guidati dal loro ego ad imporre le loro passioni: questo lo po0ssono fare (come difatti già avviene) nei loro spazi privati.
L'unico obbiettivo lecito per un museo civico è quello che l' ICOM (International Council of Museums) profila così:
“Il museo è un’istituzione permanente senza scopo di lucro e al servizio della società, che effettua ricerche, colleziona, conserva, interpreta ed espone il patrimonio materiale e immateriale. Aperti al pubblico, accessibili e inclusivi, i musei promuovono la diversità e la sostenibilità. Operano e comunicano eticamente e professionalmente e con la partecipazione delle comunità, offrendo esperienze diversificate per l’educazione, il piacere, la riflessione e la condivisione di conoscenze”.
È dunque sulla base di queste considerazioni che nasce la domanda: un Museo civico di arte contemporanea a Catania? Per fare cosa?
Un intrattenimento per turisti? Uno spazio dedicato alla crescita culturale dei residenti?
Dovrà piacere a un gruppo ristretto di appassionati e accademici o divenire un terreno di formazione per studenti (non studiosi, studenti!) e cittadini di ogni età coscienti che occorre tenersi il cervello allenato corrente onde non sprofondare nell'ignavia più totale?
Porsi queste domande e rispondervi con sincerità: questo è il promo passo da fare.
In ogni parte del modo i musei da luoghi di conservazione si sono trasformati in macchine culturali complesse, dinamiche, costose.
Se non esistono le premesse giuste, se non c'è una volontà precisa (e un pizzico di follia) meglio lasciar perdere.
Nessuno e tantomeno Catania - ha bisogno di un altro scatolone vuoto.
Nella foto un'opera di Giovanni Blanco, Scimmia pittore, olio su tavola, 1995-2021











