Avevamo appena richiamato, dalle pagine di Quisquina Channel (https://www.quisquinachannel.it/santo-stefano-quisquina-passi-avanti-per-il-recupero-dellarea-attrezzata-buonanotte/)  la necessità di tornare a investire nella tutela e nella valorizzazione dei nostri boschi, quando siamo stati costretti, ancora una volta, a confrontarci con la devastazione provocata dagli incendi dolosi.
Â
Una tragedia che, per l'ampiezza dei territori colpiti, impone di parlare di piromani al plurale: mentre le fiamme continuano a divorare i boschi di Castronovo di Sicilia, Cammarata, San Giovanni Gemini, Bivona e Santo Stefano Quisquina, (tutta l'area dei Monti Sicani), minacciandone le abitazioni.
Â
In questi tre giorni di fuoco devastante, ancora non domato, da questa notte (21 luglio 2026) è toccato a Santo Stefano Quisquina il drammatico rituale delle evacuazioni di abitazioni assediate dalle fiamme (contrada Bosco Kà dera, Clinica Attardi, gli insediamenti lungo la statale 118...avvicinandosi anche a luoghi-cardine della rinascita culturale e turistica di questo territorio: il Teatro Andromeda con i suoi insediamenti e la Serra Quisquina con il suo seicentesco Eremo di Santa Rosalia).
Â
 Mentre si susseguono le rituali condanne destinate troppo spesso a rimanere senza conseguenze, è necessario porsi una domanda fondamentale: quale contesto criminale può utilizzare la natura come ostaggio per perseguire i propri obiettivi?
Â
E quali interessi possono sorgere da un attacco così sistematico al nostro patrimonio ambientale?
Â
Non si tratta soltanto di boschi ridotti in cenere. A essere colpite sono le comunità , le abitazioni, le aziende, le attività agricole, la fauna e, soprattutto, la sicurezza delle persone.
Â
Viene aggredito il bene più prezioso di questi territori: il loro patrimonio naturale.
Â
Come comunità , non possiamo più limitarci all'indignazione del momento. Domati gli incendi, si spera il prima possibile, sarà tempo di trasformare la rabbia e il dolore in un'iniziativa istituzionale concreta.
Â
I Comuni colpiti (tutti insieme) in rappresentanza dei cittadini e dell'intero territorio sicano, devono farsi promotori di una presa di posizione unitaria.
Â
Per questo sarà presto necessario convocare i Consigli comunali congiunti straordinari e aperti alla cittadinanza, capaci di approvare un documento unitario, non solo per quantificare i danni, ma anche per denunciare con chiarezza la natura organizzata di questi attacchi incendiari, caratterizzati da un'estensione e da una simultaneità che difficilmente possono essere ricondotte all'azione di singoli individui.
Â
La pianificazione di incendi multipli, sviluppati contemporaneamente in aree diverse, richiama infatti le modalità operative di una criminalità "in franchising": una rete diffusa che sfrutta un patrimonio "a costo zero", quello naturale, trasformandolo in uno strumento di ricatto, intimidazione o profitto.
Â
Tutto ciò prospera all'interno di un sistema ancora troppo fragile sul piano della prevenzione, dei controlli, delle risorse umane e delle tecnologie necessarie per una sorveglianza efficace del territorio.
Â
Per questa ragione va potenziata al massimo la gestione Forestale del patrimonio boschivo, non solo di numero ma anche qualificando e specializzando gli organici di un Corpo fondamentale per il controllo del territorio.Â
Â
L'obiettivo non può essere soltanto individuare l'esecutore materiale dell'incendio, il braccio operativo che appicca il fuoco.
Â
Occorre risalire ai contesti in cui queste azioni vengono pianificate e coordinate.
Â
È necessario affrontare il fenomeno con gli strumenti investigativi propri del contrasto alla criminalità organizzata, superando definitivamente la logica del reato isolato.
Â
Questa è l'unica strada percorribile se vogliamo evitare che, ogni estate, il nostro territorio venga devastato senza comprendere chi ne tragga vantaggio e per quali finalità .
Â
Per riuscirci serve una forte mobilitazione civica, sostenuta dalle istituzioni più vicine ai cittadini. I Comuni, uniti in un'unica iniziativa politica e amministrativa, devono contribuire a spezzare il tabù che continua a confinare questi reati tra le semplici conseguenze fatali del caldo estremo o tra gli atti isolati di qualche squilibrato.Â
Â
Le comunità locali hanno il dovere di non porre le solite domande e il diritto di non avere le solite risposte, affrontando il fenomeno con la determinazione che una minaccia di tale portata richiede.
Â
Nella foto di copertina particolare del Teatro Andromeda a Santo Stefano di Quisquina. Qui sotto l'Eremo della Quisquina












