
Si tratta di una serie di incisioni retouchées, esemplari unici in cui l’artista interviene sulla base incisa con floccaggi, terre, pastelli e pigmenti.
Loredana Rea curatrice insieme Roberto a Dambruoso così presenta l'esposizione:
"La sequenza di opere preparate per questa sua personale rsi presentano come una nuova tappa in un percorso di ricerca articolato intorno e dentro i linguaggi incisori, che da sempre rappresentano l’orizzonte capace di accogliere il tempo del pensare e del fare, per dare spazio alla disciplina della tecnica e alla consapevolezza materiale del processo creativo. Sono incisioni retouchées, esemplari unici in cui l’artista, intervenendo sulla base incisa con floccaggi, terre, pastelli e pigmenti, compone partiture immaginifiche e sospese sulla soglia dell’infinito, in cui colori, linee e forme si rincorrono in un equilibrio sottile di accordi e dissonanze, a dare forma all’instante e suggerire lo sviluppo di un raffinato racconto in cui ciascuno può ritrovare se stesso il respiro dell’infinito».
È lo stesso Bracchitta a specificare:
" I lavori nascono da un atto di “disubbidienza” verso la natura seriale dell’incisione. Se la matrice è concepita per moltiplicare il segno, il mio intervento successivo — il retouche — mira a negarne la ripetibilità, restituendo all’opera la sua aura di unicità. Il processo si sviluppa in due tempi distinti: il Tempo del Segno e delle Morsure, ovvero la fase calcografica, dove il pensiero si fa solco, rigore e struttura. Il Tempo della Rimeditazione, la fase in cui la stampa viene “rimasticata” attraverso il floccaggio, la sabbia dell’Etna, i pigmenti e la foglia d’oro. L’impiego della cenere lavica rappresenta un innesto di memoria ancestrale che si lega ai simboli cardine della mia ricerca: il Seme, la Ciotola e la Casa. In quest’ultima fase della mia ricerca, il concetto di retouche si sposta verso una dimensione installativa e dinamica. Qui, alla stratificazione di pastelli e cenere vulcanica, si aggiunge l’elemento organico della foglia di fico. L’oro, simbolo di luce assoluta e sacralità, dialoga con l’oscurità minerale della cenere, mentre la mobilità degli elementi magnetici invita a una riflessione sulla mutevolezza del giardino primordiale e sulla responsabilità del gesto artistico che, pur dopo la morsura dell’acido, continua a generare nuove possibilità spaziali"
Chi è Sandro Bracchitta. (Ragusa, 1966) Dopo la formazione in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze, ottiene nel 1992 una borsa di studio presso la Scuola Internazionale di Grafica d’Arte Il Bisonte, anno in cui avvia un’intensa attività espositiva internazionale. Ha preso parte alle più prestigiose rassegne mondiali. Il suo percorso è scandito da numerosi premi di rilievo, come il Grand Prix al Mini Print Finland, il premio del Museo Nazionale d’Arte Moderna di Tokyo, il Grand Prize alla Bangkok Triennale e il premio del pubblico alla Biennale di Trois-Rivières in Canada. Nel 2011 è stato invitato alla 54ª Biennale di Venezia (Padiglione Italia/Sicilia). Attualmente è docente di Tecniche dell’Incisione e Calcografia Sperimentale presso l’Accademia di Belle Arti di Catania.
Retouche di Sandro Bracchitta_Prosda conteporanea, Vernissage
Il giorno 28 maggio 2026 alle ore 18.30











