Nato ad Akragas (l'attuale Agrigento), vissuto tra il V e il IV secolo a.C. è universalmente noto per la sua teoria dove teorizza quattro elementi — terra, acqua, fuoco e aria — come fondamento dell'Universo.
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La sua avvenuta in circostanze misteriose, forse per essersi gettato volontariamente nell'Etna è stata mitizzata dagli antichi scrittori ed oggetto di numerose opere letterarie.
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È considerato l'ultimo filosofo greco ad aver messo per iscritto in versi le sue idee
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Recente è la notizia che in un archivio del Cairo, catalogato ma non studiato, giaceva un papiro conservato all'Institut Français d'Archéologie Orientale, con trenta versi inediti di Empedocle
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Il frammento, vecchio di duemila anni e databile paleograficamente alla fine del primo secolo dopo Cristo, appartiene alla Physica, il grande poema cosmologico di Empedocle.
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Per capire quanto sia raro questo ritrovamento, basti pensare che dei circa duemila versi che componevano originariamente l'opera di Empedocle, fino a qualche decennio fa ne erano sopravvissuti soltanto 350.
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I versi riemersi trattano di due grandi questioni: la teoria degli effluvi particellari — l'idea che i corpi emettano continuamente flussi di materia sottilissima — e la percezione sensoriale, con particolare attenzione alla vista.
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La prima edizione critica, traduzione e commentario di questi versi è ora pubblicata nel volume L'Empédocle du Caire, a cura di Carlig, Martin e Olivier Primavesi.












